Mastoplastica additiva: Il seno lo voglio sodo

Prendersi cura del proprio seno è tornare a piacere e a piacersi. Che sia piccolo, cadente o svuotato, ecco le soluzioni ad hoc che la chirurgia oggi è in grado di offrire. Per un seno a prova…d’amante!Lo sogniamo alto, generoso, sodo, ben tornito…è il seno ideale, che poche affermerebbero con sicurezza di possedere…

Ma a realtà –che ben conosciamo- è diversa e, dispiace constatarlo, il seno è tra le prime partidel corpo a risentire del rilassamento. E non a caso, dato che il complesso mammario è sostenuto solo in parte dai muscoli pettorali ma per lo più unicamente dal rivestimento cutaneo che fa parte della fascia anteriore del torace.

Un seno rilassato (ptosico) risulta come se avesse perduto parte del suo contenuto, presentandosi nei casi più estremi eccessivamente “svuotato” e cadente. La ptosi mammaria può interessare la cute o i tessuti mammari interni (ghiandola e grasso) oppure entrambe le strutture.

…SE SI DESIDERA SOPRATTUTTO INGRANDIRLO

Se il rilassamento del seno è moderato, è possibile ricorrere al semplice inserimento della protesi. Infatti, grazie alla forma e al riempimento conferito dall’impianto, il seno acquisterà non solo una forma più gradevole, ma anche un moderato rassodamento. La protesi al seno offrirà un effetto di maggiore sostegno ai tessuti interni e colmerà i vuoti di volume in modo personalizzato, a seconda del tipo di impianto adottato. Nel caso invece di una ptosi più marcata, si dovrà invece optare per la mastopessi.

…SE IL SENO È MOLTO CADENTE

Con un forte dimagrimento (ma spesso anche per l’effetto del tempo e della forza di gravità) le strutture del seno cedono gradualmente. Il seno è decisamente proiettato verso il basso, e i capezzoli si trovano ben al di sotto del solco sottomammario. “In questi casi – suggerisce il dottor Pallaoro – l’intervento più adatto è il lifting mammario, o mastopessi, che risolleva il seno e lo rassoda mantenendone però le dimensioni”. La mastopessi ripristina il giusto profilo con un rassodamento di lunga durata. I risultati del lifting del seno sono evidenti anche quando la paziente si veste

…SE È CADENTE E SVUOTATO

Altro è il caso della paziente che presenta un seno visibilmente ceduto e svuotato, soprattutto nella parte superiore. In genere questo accade con un dimagrimento rapido o dopo un allattamento prolungato: la cute è sottile e ceduta e il seno stesso ha subito una perdita di sostanza. “L’intervento di semplice mastopessi solleverebbe il seno, ma a scapito della dimensione, chiaramente molto ridotta – espone il chirurgo- L’ideale quindi è l’inserimento delle protesi più adatte nel contesto di un intervento di lifting”. In questo modo, nel corso dello stesso intervento, si otterrà un seno più florido e anche la famigerata “prova della matita” sarà positiva!

L’INSERIMENTO DELLE PROTESI MAMMARIE

La mastoplastica additiva, ovvero l’intervento che va ad aumentare il volume del seno, presenta come abbiamo già accennato l’effetto collaterale di un lifting mammario. L’inserimento delle protesi mammarie avviene in anestesia locale accompagnata da sedazione, attraverso incisioni cutanee minime, sia dal punto di vista dello spessore che delle dimensioni. “La tecnica più attuale è l’inserimento della protesi per via areolare, cioè incidendo lungo il margine inferiore dell’areola – chiarisce il dottor Pallaoro– in tal modo l’unica cicatrice sarà sottile e trascurabile, a differenza delle vecchie procedure che lasciavano la tipica cicatrice sotto l’ascella o nel solco mammario. La scelta della protesi più adatta, inoltre, viene valutata tenendo conto dei particolari tessuti della paziente; a seconda del grado di ptosi, la protesi può essere inserita in sede retromuscolare o parzialmente retromuscolare, contribuendo così a restituire al seno una naturale plasticità”.

IL LIFTING MAMMARIO, LA MASTOPESSI

L’intervento di mastopessi – anch’esso realizzato in anestesia locale accompagnata da sedazione – viene accuratamente programmato in base al grado di rilassamento muscolo-cutaneo. La tecnica prevede il risollevamento del complesso areola-capezzolo-ghiandola, l’asportazione della cute in eccesso e il riposizionamento dell’areola in sede ideale. La tradizionale mastopessi lascia una sottilissima cicatrice a forma di T rovesciata (una verticale che dall’areola arriva al solco sottomammario, una orizzontale lungo il solco sottomammario). “Con la mastopessi – afferma il dottor Pallaoro – il seno è rimodellato nel profilo, nella proiezione e nella consistenza. I risultati sono davvero duraturi negli anni grazie al rimodellamento profondo”.

COME ORIENTARSI

Il ricorso alle protesi mammarie piuttosto che all’intervento di lifting o la combinazione delle due metodiche è frutto della sintesi di fattori valutati dal chirurgo nel corso della visita preliminare. Il chirurgo può lavorare solo con quello che gli porta la paziente: i suoi tessuti e le sue aspettative. L’individuazione della tecnica di risollevamento mammario più adatta è principalmente influenzata dalla valutazione del grado di ptosi e dal volume della massa mammaria, poi starà alla capacità ed esperienza dello specialista guidare la paziente alla scelta ideale.